Giovanni Pascoli

Studio completo: Il Lampo & La Mia Sera

Il Lampo

Testo Originale Parafrasi
E cielo e terra si mostrò qual era: la terra ansante, livida, in sussulto; il cielo ingombro, tragico, disfatto: bianca bianca nel tacito tumulto una casa apparì sparì d’un tratto; come un occhio, che, largo, esterrefatto, s’aprì si chiuse, nella notte nera. All’improvviso la terra e il cielo si mostrarono per come erano veramente: la terra affannata, di colore plumbeo e scossa da sussulti; il cielo carico di nubi, cupo e stravolto. In quel silenzio tempestoso apparve e scomparve all'improvviso una casa bianchissima; come un occhio che, spalancato per lo stupore, si aprì e si chiuse rapidamente nell'oscurità della notte.

Figure Retoriche: Il Lampo

La Mia Sera

Testo Originale Parafrasi
Il giorno fu pieno di lampi; ma ora verranno le stelle, le tacite stelle. Nei campi c’è un breve gre gre di ranelle. Le tremule foglie dei pioppi trascorre una gioia leggiera. Nel giorno, che lampi! che scoppi! Che pace, la sera! La giornata è stata tormentata dai fulmini, ma ora spunteranno le stelle silenziose. Tra i campi si sente il breve gracidare delle rane. Un brivido di gioia attraversa le foglie tremolanti dei pioppi. Durante il giorno, quanti lampi e scoppi ci sono stati! Che pace ora, di sera.
Si devono aprire le stelle nel cielo sì tenero e vivo. Là, presso le allegre ranelle, singhiozza monotono un rivo. Di tutto quel cupo tumulto, di tutta quella aspra bufera, non resta che un dolce sussulto nel seno della sera. Le stelle devono spuntare nel cielo che appare così limpido e pieno di vita. Vicino alle rane allegre, un ruscello scorre con un suono monotono che sembra un singhiozzo. Di tutta la tempesta cupa e della bufera violenta, rimane solo un dolce fremito nel cuore della sera.
È quella infinita tempesta, finita in un rivo canoro. Dei fulmini ed esili resta qua e là qualche brivido d’oro. O stanco dolore, riposa! La nube nel giorno più nera fu quella che vedo ora rosa nell’ultima sera. Quella tempesta che sembrava infinita è terminata nel canto armonioso del ruscello. Dei fulmini restano solo bagliori dorati sparsi qua e là. O dolore ormai stanco, finalmente riposa! La nuvola che durante il giorno era la più nera di tutte, ora è quella che vedo colorata di rosa nel tramonto.
Che voli di rondini intorno! che gridi nell’aria serena! La fame del povero giorno prolunga la garrula cena. La parte, sì piccola, i nidi nel giorno non l’ebbero intera. Né io... che voli, che gridi, mia limpida sera! Quanti voli di rondini intorno e quante grida nell'aria tornata serena! La fame sofferta durante il giorno rende la cena vivace e prolungata. I nidi non hanno ricevuto la loro piccola parte di cibo durante il temporale; nemmeno io ho avuto la mia parte di felicità in passato... che voli e che grida in questa mia sera così limpida!
Don... don... E mi dicono, Dormi! mi cantano, Dormi! sussurrano, Dormi! bisbigliano, Dormi! là, voci di tenebra azzurra... Mi sembrano canti di culla, che fanno ch’io torni com’era! sentivo mia madre... poi nulla... sul far della sera. Il suono delle campane (Don... don...) sembra dirmi di dormire; me lo cantano, lo sussurrano e lo bisbigliano quelle voci che vengono dal cielo che si oscura. Mi sembrano ninne nanne che mi fanno tornare bambino; mi sembrava di sentire la voce di mia madre... e poi il silenzio totale, mentre scende la sera.

Figure Retoriche: La Mia Sera